Dieci anni fa…

Per la diocesi di Alife-Caiazzo, quel 1 maggio 2010 fu veramente un giorno di gioia e di speranze. Una data che, senza esagerare, qualcuno allora definì “storica”.

Infatti, con l’ordinazione del suo nuovo Vescovo, la  Chiesa locale che è tra il  Matese e il Monte Maggiore vedeva cancellate paure, incertezze, dicerie… che ne mettevano in forse l’esistenza con il timore di ricadere nel baratro delle lunghe e infelici Amministrazioni apostoliche degli anni ’60-’70, che avevano impoverito e avvilito la presenza ecclesiale nel territorio. Inoltre, quell’evento, così importante per qualsiasi Diocesi, si svolgeva, per la prima volta nella lunga storia della fede cristiana in terra alifano-caiatina, nel cuore della Cristianità, presso la Tomba di Pietro, nella Basilica Vaticana, ad opera del primo collaboratore del Papa, il Cardinale Segretario di Stato, S. Em.za Tarcisio Bertone. Infine, ad essere chiamato a reggere la Diocesi per gli anni a seguire era un sacerdote sannita, legato da profondi vincoli di affetto alla sua Terra, ma con una lunghissima esperienza pastorale, maturata a Roma, nei molteplici ambiti in cui la Provvidenza lo aveva precedentemente chiamato.

La data fu individuata con molta fatica, visti i numerosi impegni del Cardinale Segretario di Stato. Inoltre, si pose subito la questione di dove svolgere l’evento: dal momento che l’ordinazione avrebbe interessato un solo vescovo, Sua Eminenza optava per l’utilizzo dell’Altare della Cattedra (l’abside della Basilica di San Pietro) capace di contenere 1500 persone, che si pensava sufficiente per una  sola consacrazione episcopale e sosteneva che sarebbe stato difficile riempire la Basilica, a sostegno dell’idea che le celebrazioni ad Aula  semivuota, riescono male e danno un senso di tristezza. Tuttavia, si convinse ad officiare all’Altare della Confessione, utilizzando l’intera Basilica, perché giungevano notizie di una grossa partecipazione dalla Diocesi di Alife-Caiazzo, con ben 30 pullman di fedeli, e dal paese dell’eletto, Frasso Telesino, con 10 pullman. Numeri alti, ma insufficienti a riempire San Pietro. A far pensare ancora ad altri numeri era la speranza della sicura partecipazioni dei Romani, considerando il lungo ministero sacerdotale svolto dal Vescovo nella Capitale e i tanti legami intercorsi ed edificati nel tempo. Il 1 maggio, tuttavia, ad una Roma paralizzata per la festa del Lavoro, in cui i mezzi pubblici non avrebbero funzionato, si aggiungeva il consueto “Concertone” di San Giovanni: erano questi motivi di non poca preoccupazione …

E giunse finalmente il 1 maggio…
Quei pullman arrivarono tutti, come previsto. Qualcuno si mosse in treno. I Romani neppure mancarono.

Il colonnato di San Pietro si vide attraversato da centinaia, poi migliaia di persone, che si recarono in fila presso il cancello del “Petrianum” per poter accedere alla Basilica dalla “Porta della preghiera”. Lì qualcuno poté salutare il nuovo vescovo ancor prima della Celebrazione.

In quella circostanza ai turisti venne limitata e poi preclusa la visita alla Basilica.

Alle ore 16, entrando solennemente in Basilica con gli abiti pontificali, il Cardinale, e con lui tutti i Concelebranti, rimase stupito nel vedere la Chiesa gremita di gente. Alla fine si contarono circa 6000 fedeli: oltre a quelli provenienti dalla Diocesi di Alife-Caiazzo e da Frasso Telesino, si erano dati appuntamento per l’evento Frassesi provenienti da tutta Italia, molti dei quali avevano trascorso la notte in treno, tanti parrocchiani di San Luca al Prenestino (dove un giovanissimo don Valentino aveva svolto il suo ministero di viceparroco dal 1974 al 1980, collaborando successivamente fino al 1988), insegnanti di Religione cattolica di Roma, ex alunni e colleghi dell’ITC Einaudi di Roma, dove aveva insegnato Religione negli anni ’70/80, conoscenti, amici e parenti…

Presenti anche molte Autorità civili: i sindaci e i rappresentanti di Enti Pubblici della Diocesi di Alife-Caiazzo, il Sindaco di Frasso Telesino, Avv. Lino Massaro, – il primo bambino battezzato da don Valentino -, quello di Melizzano, avv. Giovanni Bozzi,  e tante altre legate da vincoli di amicizia al nuovo Vescovo, tra cui l’on. Laura Marsilio, Assessore del Comune di Roma e l’on. Marco Marsilio, deputato del Parlamento nazionale, un tempo bambini di San Luca preparati alla Prima Comunione “dall’antico” Viceparroco, l’on. Elisabetta Rampi e la sen. Franca Biondelli, parlamentari del Piemonte con il Comm. Gianluigi Lovati,  Sindaco di Borgolavezzaro (NO), conosciuti in occasione degli incontri dei Frassesi per la Festa di Santa Giuliana nel Comune del Novarese, che condivide con Frasso la celeste Patrona, l’on. Clemente Mastella, deputato della Provincia di Benevento, il deputato regionali della Campania  on. Bruno Casamassa e tanti altri. Anche tra le autorità religiose, due Porporati, Il Card. Raffaele Farina e il Card. Jean-Louis Tauran , tanti Vescovi e tantissimi sacerdoti legati al festeggiato da vincoli di stima e di amicizia. C’erano quasi tutti i sacerdoti della diocesi di Alife-Caiazzo e diversi di quelle di Roma e della diocesi di origine, Cerreto Sannita, tanti Colleghi della Segreteria di Stato e tanti amici. Della Conferenza episcopale campana intervennero soltanto il Vescovo di Caserta, Mons. Pietro Farina, quello di Teano, Mons. Arturo Aiello e l’Abate di Cava de’Tirreni P. Benedetto Chianetta.

Quasi tutte le autorità civili e religiose erano presenti soprattutto per i cordiali  rapporti amicali con il nuovo Vescovo, più che per dovere di rappresentanza: fu questo un significativo segno di fraternità, di affetto e di riconoscenza… Come capita sempre in queste circostanze, qualche amico non sincero trovò la scusa per non esserci…

Ad animare i canti, la Corale diocesana di Alife-Caiazzo diretta dal M° Claudio De Siena, mentre prestavano il servizio liturgico, guidati dai Cerimonieri pontifici, i 4 seminaristi maggiori della Diocesi del nuovo vescovo e i chierici della Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Assistevano il Consacrando due sacerdoti amici: Don Sergio Mangiavacchi di Roma e Don Valerio Piscitelli della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’Goti, che era stato Parroco della Parrocchia di origine del Consacrando, Santa Maria del Carmine, in Frasso Telesino.

“Con amore e fermezza”
Dopo la proclamazione della Parola di Dio, la bella omelia del Cardinale Tarcisio Bertone, un testo non di circostanza che parlava molto della Diocesi – della sua storia e dei suoi sogni – affidata al nuovo vescovo, esortandolo a guidarla con amore e fermezza (“Ti prenderai cura delle persone a te affidate e le guiderai con amore e fermezza pronto a sacrificarti per il loro bene, le nutrirai con la Parola di Dio e con il pane di vita eterna…”. SCARICA L’OMELIA).

Seguì il Rito della consacrazione episcopale, solenne e intenso, reso ancora più speciale dal contesto in cui si svolgeva,  iniziato con la presentazione dell’eletto da parte del Sostituto della Segreteria di Stato, S. E. Mons. Fernando Filoni.

Al termine della Celebrazione, l’intronizzazione del nuovo Vescovo e la sua benedizione agli intervenuti attraverso tutta la Basilica, accompagnato dai Vescovi Conconsacranti,  Mons. Luigi Moretti, Vicegerente di Roma, e Mons. Michele De Rosa, Vescovo di Cerreto Sannita-Telese- Sant’Agata de’ Goti, tra ali festanti di folla che agitavano fazzoletti  e foulards  e applaudivano con entusiasmo e commozione, contribuendo a dare ancora più intensità emotiva allo straordinario clima di festa.

Dopo la cerimonia religiosa, l’Aula Nervi si affollò dei tanti convenuti per consentire un saluto e gli auguri al nuovo Vescovo, che non sottraendosi agli abbracci e alle strette di mano, si dedicò a tutti con la stessa premura, lo stesso affetto. Seguì il rinfresco organizzato nell’Atrio.

Si chiudeva così una giornata bellissima, che il Signore regalava alla Chiesa di Alife-Caiazzo e che lasciava tracce nel cuore di tutti.

Soprattutto i fedeli di Alife-Caiazzo tornarono a casa con la gioia di aver vissuto in Basilica un tempo unico e privilegiato e il forte sentimento che la loro Diocesi non era più la piccola Chiesa della Campania, collocata spesso in seconda fila e che in quel giorno anche per loro la parola del Signore: “Tu sei preziosa ai miei occhi” (Is 43,4) era diventava una certezza e un sogno, sostenuti dall’esperienza di quella celebrazione, da quel contesto e dal dono del nuovo Vescovo.

 

 

 

 

 

Commenti

  1. Angelo Matarazzo

    Giornata emozionante, ricordi lucidi e incancellabili. Ho avuto il privilegio di partecipare a quell’evento, un momento indimenticabile di festa
    nella Basilica di San Pietro. Una foto scattata a mia madre, sorridente e felice in Basilica quel pomeriggio, ora la ricorda sulla sua tomba.

  2. nunzia de nisio

    don Valentino carissimo pastore io ho imparato a conoscerla e a volerle bene da mamma e papa’ umili persone che non l’apprezzavano solo per la elevata cultura ma per il suo essere il pastore vero e presente in momenti duri e difficili. Grazie Dio la benedica e protegga

    1. Giuseppina Pinci

      Giornata indimenticabile, un pastore di grande spiritualità e cultura, un dono per la Chiesa. Auguri vivissimi Ecc.za! Assicuro preghiere, affinché possa continuare ad esercitare il suo Ministero sacerdotale con la stessa passione che l’ha sempre distinta.

  3. Arnaldo Pompei

    Un bellissimo ricordo.
    Una partecipazione dei fedeli di altri tempi.
    Forse Inimmaginabile oggi !
    Un evento memorabile storico per la diocesi di Alife-Caiazzo che rimarrà conservato negli archivi diocesani,
    AD PERPETUAM REI MEMORIAM
    Sac. Arnaldo Pompei

  4. DM Luigi

    Carissima Eccellenza,
    attraverso questo articolo ho rivissuto quella splendida giornata. Un evento che mi è rimasto impresso negli occhi per la bellezza e maestosità del luogo e nel cuore per le emozioni che mi ha scatenato vedendo tanta gente che festante si preparava ad accogliere il nuovo Pastore. Negli anni successivi, poi, quell’uomo venuto da Roma ci ha insegnato un modo nuovo di vivere la fede. Una fede fatta di lavoro, di sacrificio e di gioia nel servire gli altri. Abbiamo imparato che la fede non è apparenza ma impegno, che il cristiano vero non può vivere da pigro ma deve rimboccarsi le maniche e dare un contributo concreto. E tutto questo l’abbiamo imparato non perché ci ha fatto una lista di requisiti da rispettare per diventare veri cristiani ma perché lei per primo si è messo in gioco impegnandosi, sacrificando il suo tempo, le sue energie e mettendosi in prima linea per difendere i più deboli. Ricordo i tanti dispiaceri che le hanno dato le critiche malevole di certi personaggi interessati solo a vedere realizzato il proprio tornaconto piuttosto che il bene comune. Ma lei non si è arreso e ha sopportato per non distruggere quel grande lavoro di riconversione che stava portando avanti. Sempre battagliero e testardo ma pronto a cambiare idea e a chiedere scusa se si stava sbagliato. Nella nostra piccola comunità avevamo quasi smarrito il senso di solidarietà. Il suo esempio semplice ma forte ci ha tramortiti quanto un pugno nello stomaco spingendoci ad uscire da un angoscioso isolamento affettivo. Durante un evento triste che aveva colpito la mia famiglia, con meraviglia, l’ho vista arrivare, entrare nella mia casa come se fosse il vicino della porta accanto, con semplicità e tenerezza ci ha aiutato ad affrontare la disperazione, ci ha dato i mezzi per comprendere e, per quanto sia umanamente possibile, accettarla. Come me, tanta gente ha avuto il dono di conoscerla e di scoprire questa sua semplicità. Eravamo abituati a vedere il vescovo come una persona lontana dalla nostra quotidianità ma con lei abbiamo scoperto una funzione diversa del Pastore. Mi meravigliava vederla in fila alla posta per pagare la bolletta o vederla la mattina in parrocchia a sostituire un prete ammalato. Un uomo tra gli uomini!
    Mi scusi questa mia lunga chiacchierata in solitaria ma la sua presenza in diocesi ha cambiato o almeno modificato la vita di tante persone. Le volevo per questo dire grazie e soprattutto non si arrenda…leggo qua e la cose spiacevoli sul suo conto. So che sono frutto di cattiverie e di accanimento nei suoi confronti. Ciò che mi dispiace di più è vedere qualche don Rodrigo, vari sergenti Garcia e persino certi don Abbondio, infervorati non dalla fede nel Signore ma dalla sete di apparire. Questi non hanno nulla a che fare con la nostra vita, con la nostra comunità e forse “il cristiano non ha nulla a che fare con l’apparenza, è discreto e rispettoso”, come lei ha tante volte detto, non l’hanno recepito! Lei mi ricorda tanto un vecchio proverbio che tristemente dice che chi fa del bene non riceve altrettanto…ma d’altra parte, pure il nostro Signore non è stato trattato tanto bene da noi uomini.
    Se può esserle di conforto, io e la mia famiglia, compreso un nostro caro che sta lassù, le saremo sempre grati!

  5. LuiGino Arrigo

    Posso dire “io c’ero” il primo maggio…
    Posso dire “io c’ero” in ogni momento degli anni successivi, in cui quel giuramento di servizio, si realizzava…
    Posso dire “io c’ero” ogni qualvolta quella promessa, implicita, di croce da portare diventava pesante…
    Posso dire “io c’ero” ogni volta che, pur dopo una umana titubanza di sofferenza, sentivamo il sereno “andiamo avanti!”…
    Posso dire “io c’ero” quando, giorno per giorno, ora per ora, avvertivo come un fremito di lavoro continuo per una diocesi “normale”…
    Posso dire “io c’ero” quando quell’invito “con amore e fermezza” prendevano forma e diventavano reali.
    Posso dire “io c’ero”… e lo dico con gratitudine.

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